Durc e carta d’esercizio

Salve a tutti, sembra ci siano delle novitòà sul tipo di documentazioni di cui si deve essere in possesso se si svolge un lavoro autonomo.

Si chiama Durc, quello che sò è nel link, Lunedì chiederò chiarimenti e poi vi metterò al corrente.

Rinnovo l’attenzione per la carta dei servizi, il termine ( anche se non è tassativo ) si avvicina.

Mi sono arrivate diverse mail che chiedono quali documenti bisogna presentare per qvere questo tipo di documento:

  • Carta d’identità
  • Codice fiscale
  • Foto tessera del titolare o del rappresentante legale
  • Visura camerale  (CCIAA) aggiornata
  • Autorizzazioni rilasciate dai comuni per ogni singolo posteggio
  • Autorizzazione per il commercio itinerante che deve essere rilasciata dal comune di residenza
  • Eventale autorizzazione per fiere

Questi sono i documenti necessari per la compilazione della carta d’esercizio, di seguito elenco i documenti che occorrono per il rilascio della stessa:

  • visura camerale
  • autocertificazione del rappresentante legale o del titolare in caso di variazioni
  • modello unico ( copia ) con ricevuta di presentazione
  • Modella ATAZ INPS da richiedere al patronato per una corretta iscrizione sia del titolare che dei collaboratori
  • Nel caso si abbiamo dipendenti servono le domande di assunzione
  • Autoliquidazione INAIL (copia)

Questi sono tutti i documenti che possono essere richiesti, personalmente mi sono rivolto ad un’associazione di categoria.

Enrico

RSS Trackback URL 18. settembre 2009 (18:27)
Archiviato in: raccolta informazioni

8 Commenti»

  1. fedap

    19. settembre 2009 | 10:57 h

    Per volontà di un nutrito gruppo di operatori del commercio ambulante, motivati dall’obiettivo, oltre che dalla necessità non oltre rinviabile, di disporre di un soggetto rappresentativo in grado di tutelare e difendere al meglio i diritti della categoria, è stata costituita la FEDAP Federazione Ambulanti Padani.
    Un sindacto unitario interregionale, libero e democratico, a cui tutti gli operatori del Commercio Ambulante possono liberamente associarsi.
    Un soggetto associativo e sindacale in grado di mettere a disposizione degli ambulanti ( in un momento di crisi profonda, dove, anche le storiche strutture rappresentative di categoria sembrano incanalarsi in una fase morente e dove da troppo tempo ormai si assiste a una forma di sindacalismo in poltrona) energie fresche, innovative decise a riprendere in mano le sorti di un settore nevralgico del commercio al dettaglio.
    Spaziomercato ha intervistato il Presidente Giuseppe Vita, 57 anni, ambulante alimentarista, da sempre impegnato in prima persona sul fronte dei diritti della categoria.

    Che senso ha oggi, in una realtà distributiva del commercio al dettaglio, dove i centri commerciali e i discount svolgono un ruolo da leoni e tante amministrazioni comunali vivono la realtà dei mercati cittadini come una sorta di palla al piede parlare di ambulantato?

    Il settore del commercio su aree pubbliche ha sempre avuto una sua specificità rispetto agli ambiti della distribuzione commerciale al dettaglio.
    Il mercato rionale è infatti il più antico luogo di scambio e di incontro: in quanto tale, ancora oggi, per molti aspetti, può far leva su una significativa continuità storica, ma si trova ad operare in un contesto distributivo caratterizzato da ritmi di cambiamento sempre più rapidi e non sempre qualificati.
    I mercati e le fiere sono da sempre parti fondamentali della città e dei paesi, del vivere sociale e della cultura di scambio della nostra società, per questo è riduttivo, come a volte si fa, considerare queste manifestazioni fenomeni che riguardano solo gli operatori e gli uffici commercio dei vari Comuni.
    Questa visione, spesso presente, anche in certi atteggiamenti delle amministrazioni comunali e soprattutto delle associazioni di categoria, è una concezione inadeguata a cogliere gli elementi di innovazione che il commercio su aree pubbliche può portare.
    Nel passato è assolutamente mancata e ancora oggi si fa fatica a ritrovarne traccia di una visione attiva orientata allo sviluppo e alla riqualificazione urbana e sociale delle aree mercatali, in grado di valorizzare questa peculiare forma di vendita, evidenziando il ruolo e il contributo che la stessa può ancora dare al fine di tutelare al meglio il potere di acquisto delle famiglie, soprattutto in periodi di crisi economica e finanziaria come qella che stiamo vivendo. oltre che ai problemi sociali delle città e come elemento complementare rispetto alla rete distributiva a posto fisso e alla grande distribuzione organizzata.

    Da cosa deriva questa mancanza di una visione orientata allo sviluppo e riqualificazione del settore dell’ambulantato?

    Questa mancanza è dipesa e tutt’oggi dipende da diverse ragioni, tutte valide e comprensibili, ma a volte miopi come ad esempio, la scarsa presenza o se vogliamo la totale assenza di un movimento di consumatori e utenti organizzato capace di valorizzare, richiedere, spronare e pretendere la qualificazione e il rafforzamento dei mercati e delle aree ad essi circostanti; da una visione settoriale, spesso corporativa e tra di essi conflittuale delle storiche associazioni di categorie degli ambulanti, spesso gli stessi che rappresentano sia il commercio ambulante che quello in sede fissa e che vedono nella creazione, ampliamento e riqualificazione dei mercati il pericolo di una accresciuta concorrenza interna.
    Non ultimo, la ritrosia di tante Amministrazioni comunali ad ampliare , ricercare e creare nuove aree mercatali e infine l’impreparazione di molti urbanisti, nella progettazione degli strumenti di pianificazione della città che non hanno saputo o voluto cogliere e sviluppare le valenze di qualificazione urbana, sociale ed economica, che i mercati possono avere

    Quindi una mancanza di volontà a rilanciare un settore vitale dell’economia nazionale?

    La particolare proposta di commercializzazione di beni e servizi effettuata dal commercio ambulante, benché ricca di fattori competitivi, presenta infatti molti problemi, alcuni annosi, legati alle aree che li ospitano, spesso male organizzate e insufficientemente attrezzate, ad una liberalizzazione selvaggia, che in mancanza di una base imprenditoriale non ha portato ad una ristrutturazione in positivo delle imprese.
    Altri assai più moderni e ancora di più preoccupanti, legati principalmente ad un progressivo snaturamento dovuto soprattutto alla librizzazione delle licenze che ha favorito un’innesto mal riuscito di etnie e culture commerciali a bassa preparazione imprenditoriale assai lontani dal nostro modo di essere e di concepire l’ambulantato.

    Innesto etnico, che se in una prima fase veniva vissuto da tanti come arricchimento folcloristico, oggi mostra in tutta evidenza le profonde lacerazioni del tessuto socio-commerciale delle aree di mercato con evidenti aspetti di scarsa imprenditorialità , dequalificazione dell’offerta merceologica imbarbarimento delle regole da fare invidia ai migliori suk.

    Eppure il settore sviluppa un giro di affari per nulla trascurabile nel panorama del commercio al dettaglio?

    E’ vero, la vendita al dettaglio in forma ambulante rappresenta un giro d’affari che supera i 25 miliardi di euro. È questa la ricchezza prodotta dalle quasi 200.000 imprese ambulanti attive in Italia. ll commercio su aree pubbliche è parte integrante del commercio al dettaglio: nel settore alimentare per ogni 4 negozi in sede fissa ce n’è uno ambulante; nell’abbigliamento il rapporto è di 1 banco dell’ambulantato ogni 2,6 negozi in sede fissa. Sono ben tremila i mercati aperti ogni giorno e 10 mila quelli settimanali. Oltre 4 milioni i metri quadri di superficie disponibili e attrezzati ogni giorno.

    Dai dati sin qui esposti tutto sembrerebbe andare bene?

    No assolutamente,
    Sui banchi degli ambulanti grava una pesante ombra: oltre 30.000 abusivi che, vendendo per lo più merce griffata contraffatta, spesso di dubbia provenienza che sviluppano un volume d’affari annuo stimato in 1 miliardo di euro. I mercati, o meglio ancora la parte sana degli operatori del commercio su area pubblica hanno affrontato e sopportato la difficile congiuntura economica e la concorrenza della grande distribuzione o dei discount perché, fortunatamente, sono i consumatori a sceglierla ma da soli non riescono a sopportare una concorrenza sleale, anzi illegale quale appunto l’abusivismo. L’abusivismo è un fenomeno troppo spesso sottovalutato dalla coscienza civile e qualche volta anche dalla coscienza pubblica, cioè di coloro i quali sono preposti al controllo e che a volte finiscono con il dire : “tutto sommato è meglio che quel poveretto venda una cosa qualsiasi sulla strada o ai margini del mercato piuttosto che andare in giro ad accoltellare o a far disastri maggiori”. In realtà l’abusivismo è un grave fenomeno perché è solo una parte di un sistema malavitoso molto ampio, è una delle tante manifestazioni con cui la malavita è presente sul territorio; gli altri purtroppo sono ben più rilevanti: la droga, la prostituzione, il racket, l’usura, ecc. Bisogna togliere il velo di compassione che cela il vero volto dell’abusivismo, mascherandolo con la povertà e l’immigrazione; ricordare invece che questo fenomeno sottrae alle casse dello Stato cifre molto rilevanti (da noi stimate in 24.000 miliardi annui) e mantiene in condizioni di concorrenza indebita mafie nazionali e internazionali

    Il commercio su aree pubbliche, quindi, come dicevamo prima, non è un settore senza problemi. .

    Anzi. C’è la necessità, oltre che l’urgenza, di ricostruire e rilanciare l’immagine del commercio su area pubblica, spogliandosi dall’idea che il mercato è solo qualcosa di tradizionale e “pittoresco” e oggi di molto esotico.Se così non sarà, se non si pone un freno all’abusivismo sfrenato, alla continua violazione delle norme e al non rispetto delle regole, per non parlare della dequalificazione merceologica, si corre seriamente il rischio di vedere sminuito il ruolo commerciale degli ambulanti compromettendo in modo serio la sopravvivenza di tante piccole aziende sane che costituiscono la vera ossatura di questa importante rete distributiva a tutto vantaggio di supermercati e ipermercati e interessi forti ad essi collegati.
    Bisogna mettere in campo azioni serie, immediate e concrete per contrastare il fenomeno dell’abusivismo.
    Questo settore è il più colpito da questo fenomeno che pure, nel nostro paese, attraversa le varie attività economiche.
    Per l’ambulantato è una vera e propria piaga che va affrontata con estrema decisione, in prima persona, direttamente da parte degli operatori sani ed onesti, e sono tanti, senza più delegare ad altri. A tutti questi operatori del commercio ambulante la Federazione Ambulanti Padani chiede di impegnarsi con noi in una battaglia senza tregua e senza atteggiamenti di buonismo per ridurre e stroncare l’abusivismo.

    Ma in concreto cosa è possibile fare per combattere questo abusivismo selvaggio e dilagante?

    Sull’abusivismo in Lombardia come d’altra parte nel resto del paese si sta pericolosamente abbassando la guardia. A Milano la percentuale di operatori abusivi resta molto alta, un terzo del totale: fra le 3.500-4.000 postazioni abusive sulle 12.000 complessive nei 95 mercati alla settimana. Bisogna riprendere le iniziative interforze che bene hanno operato all’inizio dello scorso autunno: iniziative che devono essere continuative, quotidiane e non spot.

    Ma proprio di recente la regione lombardia ha varato una normativa che sembra andare in tale direzione..

    E’ vero. Ora esiste uno strumento in più molto utile per contrastare anche l’abusivismo: la carta d’esercizio, approvata dalla Regione Lombardia. Carta che seppure per alcuni aspetti contradditoria, noi come Federazione Ambulanti Padani ne condividiamo pienamente i principi in essa contenute, ma che da sola non basta a combattere fermamente e porre fine all’abusivismo diffuso in tutte le sue sfaccettature; merce contraffatta e spesso di incerta o dubbia provenienza, evasione fiscale e contributiva ecc.. Bisogna che i Comuni i Sindaci, gli assessori al commercio, dai più piccoli sino a Milano, i responsabili di mercato, i vigili urbani, le forze dell’ordine nelle loro varie articolazioni e competenze devono recepire e fare rispettare. Noi Ambulanti Padani, ci attiveremo affinchè quanto prima parta un tavolo di confronto con le varie amministrazioni per affrontare e risolvere insieme questa piaga.

    Quindi un nuovo sindacato a difesa della categoria. Si sentiva fortemente questa esigenza? E perché un sindacato Padano?

    L’esigenza di costituire un sindacato di categoria capace di essere emanazione diretta della stessa è una richiesta che da tempo è presente tra gli operatori del commercio ambulante.
    Da tempo l’intera categoria lancia un grido di allarme che sino ad oggi è rimasto inascoltato perché chi in prima persona avrebbe dovuto rispondere a quel grido non poteva o non voleva sentire perché impegnato in altre attività più redditizie, come ad esempio fare a gara per organizzare mercati domenicali multicolori o europei che dir si voglia in netta concorrenzialità con i mercati settimanali tradizionali. Ma li si hanno introiti ben più importanti delle tessere e allora perché dedicarsi a riqualificare i mercati e a tutelare gli operatori? Un grido di allarme che chiede di ascoltare con attenzione le istanze dei lavoratori del commercio su area pubblica, capirne le esigenze e formulare propo

    le istanze dei lavoratori del commercio su area

    pubblica, capirne le esigenze e formulare proposte innovative in grado di riqualificare la professionalità dell’intera categoria.
    FEDAP Federazione Ambulanti Padani nasce per dare risposta a questo grido di allarme. Nasce con la volontà e l’obiettivo di riorganizzare la categoria, partendo dal basso, dal territorio, dalla piazza o dalla via, dalla sede del mercato coinvolgendo gli operatori e insieme a loro elaborare proposte che sappiano andare al di là delle pur importanti problematiche tecnico-strutturali dei mercati.
    Proposte e iniziative in grado di rilanciare i consumi attraverso una migliore offerta qualititativa e professionale. Un sindacato in grado di sollecitare nel profondo di ogni ambulante il desiderio di riscoprire e riappropriarsi della propria cultura commerciale fortemente legata al proprio territorio.

    Un sindacato in grado di confrontarsi con le varie amministrazioni non solo sugli aspetti tecnici, seppur importanti e per nulla secondari, ma soprattutto su come rimodulare il formato mercato affinchè si possa riagganciare la ripresa rilanciare i consumi e fidelizzare il consumatore.
    Un sindacato in grado di porsi a fianco della categoria spronandola ad offrire il meglio di se stessa a vantaggio dell’intero settore.
    Un sindacato che sappia portare fuori dal limbo di declassazione un settore vitale e determinante nel mondo economico del territorio e del paese.
    Un sindacato che sappia mettere al centro dell’attenzione innanzi tutto la persona, i suoi problemi di essere umano, e non anteponga a tutto ciò il numero di tessera.

    Perché Padani. Semplicemente perché ancorati ad un territorio che da sempre ha saputo esprimere valori socio culturali indissolubili nel tempo, che ha dato e ancora continua a dare opportunità di lavoro e di arricchimento professionale umano e culturale, premiando la politica del fare.

    Dal punto di vista organizzativo come pensate di rispondere a tutte queste esigenze che la categoria vi pone?

    Bella domanda alla quale rispondo molto volentieri perchè mi offre l’opportunità di comunicare a tutti i lettori di Spaziomercato, che sono poi gli ambulanti della Lombardia, il modo con cui vogliamo entrare in contatto con tutti loro. Innanzi tutto la collaborazione stretta con il vostro periodico è garanzia di un contato mensile con l’intera categoria, la quale, seguendoci rimarrà informata ed aggiornata su tutti i temi e le problematiche che la riguardano in modo diretto. Inoltre abbiamo allestito un ufficio di consulenza mobile che a rotazione sarà presente su tutti i mercati principali per offrire, in modo diretto, sul campo, tutta l’assistenza tecnica, sindacale, consulenziale ed amministrativa di cui ogni operatore ha bisogno. Esperti nei vari settori saranno a rotazione presenti presso il punto mobile a disposizione degkli operatori commerciali. Chiaramente resta la possibilità per ogni operatore di rivolgersi presso la nostra sede interregionale sita in Varese, Via Magenta, 5. stiamo già lavorando per organizzare una grade riunione degli ambulanti Varesini per fine settembre.

  2. fedap

    11. ottobre 2009 | 19:43 h

    LA FEDAP Federazione Ambulanti Padani dice BASTA ALL’ABUSIVISMO E ALL’EVASIONE FISCALE E CONTRIBUTIVA. I COMUNI AVVIINO DA SUBITO I CONTRLLI:

    L’emendamento al dl manovra anticrisi estende il Durc – Documento Unico di Regolarità Contributiva al commercio su aree pubbliche.
    La novità arriva con due modifiche al dlgs n. 114/98, e trae origine dalla necessità di garantire pari opportunità a chi opera nel settore del commercio su area pubblica nel rispetto delle regole.
    La prima modifica introduce il comma 2-bis all’art 28, che disciplina l’esercizio dell’attività di commercio sulle aree pubbliche. Per tale s’intende l’attività di vendita di merci al dettaglio e la somministrazione di alimentie bevande effettuate su aree pubbliche, comprese quelle del demanio marittimo delle quali il Comune abbia la disponibilità, attrezzate o meno, coperte o scoperte.
    Tale attività può essere svolta su posteggi dati in concessione per 10 anni o su qualsiasi area purché in forma itinerante. Nell’una o nell’altra forma, l’esercizio dell’attività è soggetta ad un’apposita autorizzazione rilasciata a persone fi siche o a società di persone regolarmente costituite. A questo punto s’inserisce la nuova norma: l’autorizzazione all’esercizio della predetta attività è in ogni caso (in entrambe le forme) è soggetta alla presentazione da parte del richiedente del Durc. Aggiungendo che entro il 31 gennaio di ciascun anno successivo a quello del rilascio dell’autorizzazione, il Comune deve verificare la sussistenza del Durc, avvalendosi anche della collaborazione gratuita delle associazioni di categorie (soprattutto nei casi di carenza di personale presso gli enti locali). La seconda modifica aggiunge al comma 4 dell’art. 29 la lettera d), che prevede le conseguenze della mancata presentazione iniziale ed annuale del Durc: la revoca dell’autorizzazione rilasciata a persone fisiche o a società di persone regolarmente costituite.

    La seconda modifica aggiunge al comma 4 dell’art. 29 a lettera d), che prevede le conseguenze della mancata presentazione iniziale ed annuale del Durc: la revoca immediata dell’autorizzazione.
    La Fedap – Federazione Ambulanti Padani invita pertanto i sindaci ad attivare i propri uffici attività produttivi affinchè sia da subito avviata la verifica di regolarità di tutti gli operatori del commercio su area pubblica nel proprio territorio è là dove tale regolarità non fosse riscontrata ad applicare i relativi provvedimenti. La FEDAP ritiene giusta la norma approvata e la considera uno strumento legislativo importante e fondamentale in direzione della lotta all’abusivismo e all’evasione contributiva e fiscale.
    La Fedap è a disposizione di tutti gli operatori del commercio ambulante per qualsiasi delucidazione in merito alla richiesta e presentazione del DURC presso i comuni in cui svolgono la propria attività.

  3. Enrico

    11. ottobre 2009 | 23:07 h

    Ogni iniziativa a favore degli ambulanti è sempre ben gradita, devo però farvi delle domande:
    1) come mai viene richiesto un nuovo documento ( la carta d’esercizio piuttosto che il DURC) ? Mi sembra di aver capito che entrambi i documenti raggruppano altri documenti di cui ogni impresa ambulante dovrebbe già essere in possesso?
    2)Se è così: perchè esiste la necessità di faci produrre un documento quando sarebbe sufficiente strutturare meglio gli organi di controllo?
    3) e se anche così fosse: Come pensate che un’azienda ” non in regola ” possa produrre questo documento?
    _________________________________________________________
    Approfitto dell’occasione per dire la mia:

    Personalmente credo che una riqualificazione degli spazi adibiti al mercato ( come possono essere i mercati coperti ),necessitano di una legge che obblighi i comuni a predisporre una certa superficie al parcheggio. Se questa superficie fosse poi rapportata in modo proporzionale alla domanda odierna sarebbe perfetta. Sarebbe anche carina una pubblicizzazione del mercato per ogni paese magari sotto il nome all’entrata della città. Queste a mio parere potrebbero essere le soluzioni che realmente risolleverebbero la situazione.
    Credo invece che chi ha un’attività ambulante molto impegnativa ( sei giorni su sette )non sia molto felice nel sapere che ogni anno dovrà perdere delle ore negli uffici per richiedere dei documenti utili al solo fine di produrne un’altro.

    Voi cosa ne pensate?

    Saluti Enrico E.

  4. fedap

    15. ottobre 2009 | 13:57 h

    Giuseppe Vita
    Esiste una sostanziale differenza tra la Carta di Esercizio e il DURC Documento Unitario di Regolarità Contributiva. Mentre con la carta di esercizio si punta sostanzialmente ad identificare l’operatore intestatario dell’autorizzazione o della concessione che opera sui vari mercati, con il DURC viene verificata la regolarità contributiva di INPS e INAIL. Mentre la mancata compilazione della carta di esercizio comporta una sanzione pecuniaria la mancata regolarità del DURC comporta la revoca senza appello dell’autorizzazione e relative concessioni. Teniamo presente che l’evasione contributiva sfiora il 50% (soprattutto operatori extracomunitari) che attraverso il mancato pagamento di quanto dovuto possono permettersi di praticare prezzi più bassi e quindi effettuare una concorrenza sleale nei confronti di quanto, magari indebitandosi, pagano le tasse. Una situazione di illegalità non oltre sopportabile.

  5. Enrico

    15. ottobre 2009 | 20:16 h

    ok, e cosa ne pensa delle alternative che ho proposto?
    Non sarebbe stato sufficente aumentare o organizzare le dovute autorità per intensificare i controlli di quei documenti che vanno a formare sia il Durc che la carta dei servizi? (Tenendo sempre presente che sono due documentazioni ben distinte tra loro)

    e cosa ne pensa della seconda proposta che le ho inoltrato?
    Enrico

  6. Enrico

    26. ottobre 2009 | 19:47 h

    Sospeso l’obbligo del Durc per gli ambulanti???

    http://www.finanzaediritto.it

    http://www.professionisti24.ilsole24ore.com“>

  7. frutta

    7. novembre 2009 | 02:38 h

    NO al durc,é un documento illegittimo e chi lo ha realizzato deve essere uno psicopatico anche perchè la macchiana burocratica italiana è lenta e con tutte le rateizzazioni fatte nemmeno a dicembre del prossimo anno ti danno il DURC. Chi ha fatto questa legge così come è ora ha già fallito e non solo penso che alle prossime elezioni nemmeno gli ambulanti voteranno più a destra!!!!! Forse un centinaio di affezionati li troverete ancora!!!!!

  8. Enrico Einaudi

    28. dicembre 2009 | 22:41 h

    Salve a tutti,
    rimango in attesa della risposta da parte della FEDAP in riguardo a quelle soluzioni ” più terra terra ” proposte nel post di risposta.

    ___________________________________________________________

Per favore accedi per aggiungere commenti

<--!a href="http://www.italianbloggers.it/" title="Italian Bloggers">Italian Bloggers

© 2006/2009 Mercato Ambulante | Wordpress | dKret 1.9 | Torna a inizio pagina